Il significato dell’abitazione oggi (in un contesto urbano, ma anche al di fuori)è quasi esclusivamente quello di uno spazio separato dall’ambiente esterno, privo di autonomia energetica e di approvvigionamento d’acqua che necessita di strutture esterne appositamente costituite e organizzate, per lo smaltimento degli scarti derivanti dall’attività abitativa (es. rifiuti, scarichi, ecc.) e per i servizi necessari per lo svolgimento delle attività sociali (come ad esempio i sistemi di comunicazione a per lo spostamento delle persone). … Di fatto questa assoluta “dipendenza” dall’esterno ha trasformato il “focolare domestico” in una “UTENZA”. … Questo modello di abitazione oggi diffusissima specie nei Paesi industrializzati, è il risultato del processo di industrializzazione iniziato nel XVIII sec. che ha modificato radicalmente la struttura sociale dell’epoca. Il processo di industrializzazione si è via, via evoluto e il sistema produttivo complessificato portando ad accentrare in ristretti ambiti/ambienti decisionali, la gestione e il controllo delle fonti di energia che sono il cuore pulsante che tiene in vita il sistema e la Società stessa. La sua struttura e organizzazione è però incompatibile con “l’ipotesi di una gestione decentrata delle fonti energetiche al di fuori cioè dei “ristretti ambiti/ambienti decisionali”. … Potremo pensare di tradurre tutto questo,

 

Che SIGNIFICA che più del 45% dei contribuenti italiani ha un REDDITO INFERIORE a 15.000 Euro  e solo il 5% circa ha un reddito uguale o superiore 50.000 Euro?

Analizzando da banalmente questi dati si potrebbe dire che c’è una evasione fiscale diffusa da continuare a combattere, dimenticando che ogni anno la TV di Stato ci informa che si sono recuperate decine di miliardi di evasione e ogni anno sempre di più rispetto al precedente, se una persone annotasse anno per anno queste cifre oggi scopriremo che avremo azzerato l’evasione fiscale, ma così NON è. … Anche se in Italia  esiste  di fatto  una evasione fiscale non trascurabile, bisogna però notare che l’attuale sistema di CONTROLLO è tale che NON è credibile  addebitare questi NUMERI ESCLUSIVAMENTE  all’evasione fiscale se non in MINIMA parte in particolare per i redditi relativi alla fascia bassa ovvero sotto i 20.000 Euro. Credo invece che questo stato di cose sia invece da imputare in LARGA MISURA ad una politica di GOVERNO  che ha commesso e continua imperterrita a commettere, GRAVI ERRORI.

Infatti, la politica che caratterizza, o meglio che a parole caratterizzerebbe, il  centro sinistra, è quella  dall’aumento delle tasse presupponendo di dare servizi  come contropartita ai Cittadini quando invece questi nella realtà vengono ridotti (si veda ad esempio la sanità, i trasporti, le pensioni, ec…), dalla lotta all’evasione  che definirei irrazionale, o meglio ideologica, perché sottintende che chi ha qualcosa è necessariamente un evasore e da una tutta TEORICA ridistribuzione della ricchezza che poi nei fatti si traduce nel favorire alcune “strutture” e certe  “fasce sociali” vicine al pensiero politico delle forze politiche di governo a discapito delle altre (come le piccole imprese, gli artigiani, i commercianti, ecc..). ….  Alla luce dei dati sopra riportati,  questa politica di fatto ha ridotto la  META’ dei contribuenti ad una soglia di reddito prossima alla  POVERTA’. Il fatto poi, che solo il 5,22% dei contribuenti ha un reddito che potrebbe incentivare i consumi o gli investimenti (5,2% con redditi compresi tra i 50.000 e i 200.000 50.000 Euro e solo lo 0,02% con redditi superiore a 2000.000 Euro) significa che il Paese si è drammaticamente impoverito in maniera direi diffusa,   STERILIZZANDO nella sostanza la capacità imprenditoriale degli italiani.  … Tale situazione ha prodotto e sta producendo un’ondata di emigrazione sempre più massiccia verso l’estero dei GIOVANI, ma anche dei PENSIONATI e di imprenditori. …  Per contro questa INSANA gestione politica del Paese costringe le aziende, quelle che da sempre sono state il MOTORE della nostra economia come le piccole e medie imprese e gli artigiani, a CHIUDERE perché non sono più in grado di far fronte ai costi imposti loro dallo Sato. … Per non parlare che l’azione del Governo in questi anni ha trasformato gli investimenti fatti con sacrificio dai Cittadini comuni  in costi, come è il caso della prima casa che fino a qualche anno fa era una risorsa per le famiglie da lasciare ai figli e che oggi invece si è trasformata in un costo. … Per contropartita, sempre l’azione del Governo si è incentrata nel SALVARE le BANCHE in particolare quelle a molto vicine politicamente!! … Dove è andata a finire la Politica quella con la “P” maiuscola che vuol dire progettualità e idee per il bene comune?

 

Sovente in Italia ad ogni evento calamitoso si assiste ad una sorta di “fiera dei sapientoni” che però prima se ne stavano IN SILENZIO. … Parlo in questo caso del sisma della notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 e delle scosse successive come quella di ottobre!! In Italia abbiamo la particolarità di dare un IMPROPRIO spazio a geologi e geofisici in occasione degli eventi sismici come se LORO CONOSCERO quali sarebbero gli effetti del sisma sulle costruzioni, … in realtà DISCONOSCONO completamente il comportamento degli edifici sotto gli effetti del sisma: i geologi conoscono le caratteristiche meccaniche dei terreni e la loro natura e stratigrafia, i geofisici hanno conoscenza della geofisica che è la disciplina che applica la fisica alla geologia. Il geofisico è un professionista con a conoscenze del territorio, dei fenomeni naturali e di tutte le branche della fisica applicata alla componente solida, liquida e gassosa della Terra. … NULLA però conoscono i geologi e i geofisici sulle tecniche costruttive, di intervento e sul comportamento degli edifici assoggettati a sollecitazioni di varia natura . … Questa precisazione è doverosa, così come è d’obbligo mettere in evidenza che conoscere l’energia liberata dal Sisma, ad esempio misurata con la scala Richter, è un dato poco significativo per capire e spiegare che tipo di danno le costruzioni hanno subito, anche perché è necessario affiancare a questo dato quello delle frequenze di vibrazione che sono fondamentali per capire perché alcuni edifici si lesionano, altri meno e altri addirittura no. …  Dopo ogni evento sismico si mette l’accento sulla necessita della messa in sicurezza preventiva degli edifici … facile a dirsi DIFFICILISSIMO però da mettere in pratica per due motivi principali:

1.       Solo da qualche decennio la normativa italiana ha suddiviso l’intero territorio nazione in zone con differente grado di rischio simico, imponendo di conseguenza per i nuovi edifici strutture portati in grado di sopportare le sollecitazioni derivanti dal cosiddetto “terremoto di progetto” di gran lunga “più importate” di quello storicamente registrato per le diverse aree di rischio. Così ad esempio, a Macerata, tutti gli edifici costruiti prima del 1985 NON sono antisismici. Di fatto quindi, fino a circa la metà degli anni ’80 del secolo scorso, le normative antisismiche si applicavano SOLAMENTE per le località in cui si era verificata una catastrofe, il che vuol dire che nelle altre aree geografiche gran parte dell’edificato (anche di relativa recente costruzione) non è costruito con criteri antisismici. … La vera prima normativa che in Italia prevedeva prescrizioni per la realizzazione degli edifici al fine di prevenire disastrosi effetti del sisma, fu quella emanata subito dopo il terremoto di Messina del 1908. Ma le prescrizioni in essa contenute si applicavano solo per le aree che erano ne erano state colpite.  Stando così le cose, si può comprende che sia per il patrimonio edilizio pubblico che privato, occorrerebbero risorse finanziarie enormi per la messa in sicurezza degli edifici non realizzati con criteri anti sismici, risorse finanziarie che NON ci sono ovviamente. Per superare questo problema c’è chi propone forme assicurative che potrebbero coprire economicamente gli eventuali interventi per la messa insicurezza e la riparazione dei fabbricati dai i possibili danni provocati dal sisma, ma le compagnie di assicurazione stipulano le polizze solo dopo che i proprietari degli immobili hanno realizzato interventi strutturali ritenuti idonei e di conseguenza si ripresenterebbe anche in questa ipotesi, il problema della disponibilità economica dei proprietari degli immobili necessaria per la messa in sicurezza preventiva dei fabbricati, così come le compagnie assicurative pretenderebbero.

2.       Quali interventi si desidera mettere in atto? … Di “adeguamento”, ovvero adeguare l’edificio alle attuali norme antisismiche, o di “miglioramento”, ovvero intervenire solo per migliorare il comportamento dell’edificio sotto l’azione del sisma? … La seconda opzione è quella più praticabile per i cosiddetti edifici storici per poter meglio garantire la salvaguardia dell’originalità degli edifici stessi. Il che si traduce più in generale, anche nel ridurre il rischio di avere vittime in caso di sisma, ma comunque non quello di garantire  che gli edifici restino indenni dopo essere stati sollecitati da un sisma particolarmente violento. … Se consideriamo che il patrimonio storico è solo di circa l’8% dell’intero edificato presente sul territorio nazionale e che una consistente fetta dell’edificato esistente è rappresentato da  edifici costruiti dal dopo guerra sino alla metà degli anni ’80, prima cioè che lo Stato suddividesse il territorio in differenti zone a rischio sismico (in molti casi trattasi  di vere e proprie PORCHERIE) e adottasse le relative normative per la progettazione degli edifici … traete voi le dovute conclusioni, considerando che tutti questi edifici  NON sono stati costruiti con criteri antisismici, logica e giustizia vorrebbe che dovrebbe essere lo STATO stesso ad accollarsi le spese per rendere più sicuri, sia gli edifici pubblici che privati che rispettavano le vecchie normative!!!

Volendo ora porre l’attenzione agli edifici storici propriamente detti, è ovvio che là dove è possibile si ricorre ad interventi migliorativi e NON certo di adeguamento che sarebbero IMPROPONIBILI per gli edifici con valenza storico-artistica (come ad esempio quelli vincolati dalla Soprintendenza).

Le murature di elevasione degli  edifici storici, presenti nel territorio colpito dall’ultimo terremoto dell’agosto/ottobre 2016 dei centri storici e non,  sono state spesso realizzate con pietrame non squadrato e con una tessitura il più delle volte disordinata con inserti anche di altri materiali come i laterizi. … Questo TIPO DI MURATURA ha nel proprio DNA quello di “dover CROLLARRE” sotto l’azione delle sollecitazioni sismiche, perché il contato tra i vari conci (ovvero pietre o laterizi), quello che sviluppa la forza di attrito (grazie al peso sovrastate) dovrebbe garantire la stabilità della muratura alle spinte orizzontali del sisma, è molto precario, interessando sovente solo piccole porzioni della superfice dei conci stessi (superfici di contatto del pietrame) … per cui è NATURALE che crollino rovinosamente. … Ho sentito geologhi e altri professionisti parlare di malta scadente. Ovvio che è scadente e NON è quella la causa del crollo, perché la malta in questione è una MALTA di ALLETTAMENTO e non è un legante. Ha la sola funzione di regolarizzare il contato tra i conci…. I Geologi e i Geofisici facciano il loro mestiere e non si occupino di ingegneria … e gli altri professionisti sarebbe bene che studiassero prima di parlare!!! ... Certo che appesantirle gli edifici storici con solai o coperture in calcestruzzo armato peggiora la stabilità di queste murature sollecitate da azioni orizzontali come sono quelle del sisma, … ma CROLLEREBBERO ugualmente anche con solai e coperture leggere, se spinta provocata dal sisma raggiunge certi livelli di intensità. Per salvare questi edifici dall’azione distruttiva del sisma li si dovrebbero snaturare completamente, ad esempio inglobando le murature in pietrame in setti di calcestruzzo armato … e allora? … In questo caso sarebbe forse più utile e meno costoso demolire preventivamente tutto ... il che è impensabile per gli immobili con valenze storiche e artistiche… e quindi? … Non si può far altro che mettere in atto interventi migliorativi “leggeri”, come ad esempio ancorare le travi lignee dei solai e delle coperture alle murature. Interventi che risulterebbero utili, ma certamente NON garantirebbero la stabilità dell’edifico quando il sisma è di una certa importanza.  ... Allora credo che sarebbe utile pensare di progettare a scala urbana interventi che nel caso in cui si verificasse un sisma, garantirebbero vie di fuga in sicurezza degli abitanti e permetterebbero l’arrivo agevole dei soccorsi …. Il resto scusate la presunzione, sono C….te!! ... Il piano urbanistico che fu originariamente ideato oltre 100 anni fa a Messina dopo il terremoto del 1908 ha fatto scuola, ma è stato ignorato!!

 

E’ da qualche mese che si parla di Banche più o meno legate a Partiti e dell’intervento  del Governo per ripianare i loro debiti contratti con speculazioni finanziarie sbagliate. Nella Partica sono gli stessi Partiti collegati alle stesse banche che essendo al Governo ipotizzano l’intervento dello  Stato,  utilizzando denaro pubblico, per salvare queste banche dal fallimento. … Gli stessi partiti di Governo che  hanno promosso e incentivato l’accorpamento delle piccole banche in grandi Gruppi Bancari perché a loro dire risulterebbero più concorrenziali e con minori rischi di fallimento, cosa d'altronde non vera basti ricordare cosa è accaduto negli USA con la Lehman Brothers !! … Ma l’errore STRATEGICO che si è fatto  e si sta commettendo con l’accorpamento delle piccole banche (Casse di Risparmio, Banche Popolari,… ecc..) in grossi Gruppo Bancari è che nella REALTA’ Le Piccole Banche che conoscevano direttamente il proprio territorio,  erano  quelle che  GANTIVANO  il CREDITO alle piccole e medie aziende grazie alla conoscenza diretta della realtà economica del territorio… e le  piccole e medie imprese   da sempre hanno costituito il nerbo portante dell’economia italiana. … Una delle cause della CRISI finanziaria di queste aziende è stata proprio il venir meno del CREDITO da parte delle Grandi Banche che hanno assorbito le piccole, più interessate alle grandi speculazioni  finanziarie che a gestire il piccolo credito … La conseguenza è che pian piano queste piccole aziende  hanno e stanno CHIUDENDO, creando disoccupazione e facendo venir meno una grossa fetta della catena produttiva del nostro Paese.

Non mi addentro nella storia del nostro Paese limitandomi a quella più recente per tentare di spiegare in che situazione ci troviamo, i cui responsabili sono COLORO che ci hanno governato e ci governano e anche NOI che gli abbiamo permesso di farlo.