Bisogna guardare le cose come stanno senza nascondersi dietro un dito. … L’ipotesi del libero commercio, la cosiddetta GLOBALOIZZAZIONE, ha creato disagio sociale penalizzando il ceto medio e gli operai. … Dati alla mano, l’ipotetico sviluppo “diffuso” del commercio e quindi della produzione e della ricchezza alla base del processo della “GLOBALIZZAZIONE”, si è dimostrato in tutti i Paesi FALLIMENTARE ed ha innescato un processo di  “DELOCALIZZAZIONE” delle industrie e delle ATTIVITA imprenditoriali più in generale, verso Paesi a bassissimo costo salariale, creando di conseguenza una diffusa disoccupazione e lavoro precario  negli stessi Paesi industrializzati. … COLPISCE e NON poco che mentre TRUPM firmava l’introduzione dei DAZI per l’importazione di acciaio e alluminio dall’estro, acconto a lui c’erano gli OPERAI della siderurgia americana e NON i FINANZIERI o i BANCHIERI come invece è accaduto per la  Clinton, Obama, Draghi ecc. … Il problema è che l’alternativa  alla politica dei Dazi  commerciali, se vogliamo iniziata in Europa negli anni ’50 con la costruzione della Comunità europea, NON può essere la GLOBALIZZAZIONE che penalizza la stessa Comunità Europea nata per un mercato libero interno tra Paesi europei  industrializzati in cui è possibile trovare un equilibrio tra i costi salariali nei diversi Paesi membri, ma che  NON è competitiva nei confronti di Paesi come ad esempio  la Cina, che è anche un paese di molto più popoloso così come l’India. … Credo quindi che gli obietti politici non solo dell’Italia, ma della stessa Comunità Europea, vanno NON rivisti ma RIFONDATI su altre basi e NON credo che sia giusto continuare a criticare TRUPM che a differenza dei politici nostrani, difende gli INTERESSI della propria gente che sono ben diversi da quelli ideologici o dell’alta finanza!! … Ma questo credo che la sinistra italiana così come i cosiddetti moderati liberali di centro destra, NON l’abbiano ancora CAPITO, o NON gli conviene capirlo.

 

Chiude negli USA (Indiana) l’ultima fabbrica di CD che ufficialmente furono immessi nel mercato nel 1990 e nel 1993 i DVD.  I CD – ROM (nome commerciale del prodotto), come i DVD non riescono più a reggere la concorrenza della “musica digitale” e fatto singolare dei “vecchi” dischi in vinile oggi ritornati in auge. Inoltre il CD come mezzo per memorizzare dati, è stato già da tempo via, via soppiantato dai più pratici, meno ingombranti e con maggiore capacità di memoria dalle “penne USB” .

Ma riferendomi ai mercato musicale , i CD-ROM sin dall’inizio hanno sofferto, se così si può dire, la loro mancata piena accettazione da parte dei consumatori per due ordini di motivi: primo fra tutti il fatto che al supporto materiale del disco, ovvero CD-ROM + custodia, non è mai stato attribuito quel valore intrinseco che invece è da sempre riconosciuto al disco in vinile corredato della relativa copertina che ha avuto anche una carattere artistico o nella grafica o nelle immagini; di conseguenza il consumatore percepiva il prezzo pagato per il CD musicale originale come eccessivo rispetto al bene materiale realmente acquistato. In secondo luogo, la facile duplicazione del CD-ROM con un altro acquistabile a bassissimo costo. Duplicazione che è e  poteva essere fatta  con un masterizzatore, senza che la qualità della registrazione ne risentisse e aspetto non secondario, il CD copiato si ascolta utilizzando gli stessi apparecchi di riproduzione del CD-ROM originale. Anche questi ultimi fattori hanno contribuito a far percepire il prezzo del CD-ROM originale  come iniquo/spropositato.

La sopravvivenza del mercato del vinile, oggi in vigorosa espansione dopo un forte declino nei primi anni successivi all’introduzione dei CD-ROM, è dovuta oltre alle motivazioni di cui si è detto, anche per il fatto che la sua duplicazione (un tempo su nastro magnetico, le famose “cassette”, poi su CD, ecc.) comporta l’utilizzo di apparecchi riproduzione di questi supporti registrati,  diversi da quelli per l’ascolto del vinile stesso.

 

La prima fase dell’eliminazione degli Italiani nelle foibe in Istria, risale al 1943 subito dopo l’8 settembre e interessò in particolare chi all’epoca era Amministratore locale del cosiddetto “territorio libero” nel frattempo occupato “dall’esercito di liberazione jugoslavo” meglio noto come i partigiani del comunista Tito alleati di Stalin. Occupazione che durò sino all’intervento tedesco volto a ristabilire il loro pieno controllo nella Jugoslavia  Nel maggio del 1945, terminata la guerra, cominciò una seconda fase in cui i partigiani di Tito iniziarono le fucilazioni di massa degli italiani e la loro  “infoibazione” (i cadaveri dei fucilati, ma anche persone ancora in vita vennero gettate  nelle profonde caverne istriane - foibe). Trattamento che i partigiani di Tito riservarono anche a tutti coloro che reputavano avversari o un pericolo per il regime comunista instaurato da Tito e che interessò tutto il territorio jugoslavo (si stima che oltre gli italiani furono uccisi circa 100.000 abitanti della Jugoslavia). Tra il 1946 e il 1948 iniziò il primo grande esodo forzato degli italiani di Istria verso l’Italia, esodo che continuò per quasi un decennio. Gli Italiani d’Istria rappresentavano da moltissimo tempo una presenza significativa in quel territorio e furono loro poste dal regime comunista di Tito condizioni tali che costrinsero la gran parte di loro a fuggire. Solo un’esigua minoranza, circa l’8%, decise di rimanere, perlopiù spinti dall’attaccamento verso la terra di origine e questa scelta costò loro la perdita totale dell’identità nazionale, delle radici culturali e linguistiche, nonché la completa sottomissione al regime e negli anni successivi furono considerati come una sorta di popolazione di “serie B” vista

 

Nella risposta a questa domanda forse si riesce a spiegare meglio tutta la debolezza e i punti di forza del nostro Paese. Un Paese in cui l’ossatura economica e produttiva sta nelle piccole e medie imprese che la crisi dell’ultimo decennio ha colpito  pesantemente ed anche oggi sono in grande difficoltà a causa della stretta creditizia, ovvero il difficile accesso al credito bancario, perché le banche sono restie a concedere prestiti per loro sofferenze dovute ai crediti inesigibili. Come risponderebbe il nostro interlocutore alla domanda “che paese è l’Italia?”.

 

La famosa esposizione di Bruxelles del 1958 ha visto, come era di moda in quel periodo, al centro della manifestazione “l’atomo” come nuova fonte di energia e di “esperienza” scientifica. Famoso è l’edifico in acciaio che caratterizzò simbolicamente l’esposizione e che rappresenta la struttura atomica di un cristallo di un metallo. … L’Italia partecipò con uno stand molto particolare che ne testimoniava la particolarità culturale della nazione. In una intervista al Direttore responsabile della missione italiana, se ne intuiscono il senso e i caratteri, evidenziando con orgoglio che lo stand italiano  era, sia ai margini della manifestazione ma anche al centro: scienza, tecnologia, ma anche arte rappresentata da una accattivante galleria di foto di città, monumenti, costumi di vita, alla cucina con un ristorante in cui si assaporava cibo e musica in un’atmosfera serena che faceva “sentire” le nostre tradizioni. … Dall’intervista al Direttore una frase significativa merita attenzione: “L’Italia NON ha la necessità di inseguire i tempi e l’Italia che fa il tempo” !! … Guardiamoci oggi dove abbiamo PERSO, SVENDUTO la nostra identità quasi come che ci VERGOGNASSIMO delle nostre tradizioni, copiando come facevano a suo tempo i giapponesi ed o oggi i cinesi quelle degli altri CHE OGGI CI FANNO il TEMPO!!! … Festeggiamo halloween, osanniamo la cucina etnica, imitiamo costumi e usanze di altre nazioni (orientali, americane, arabe, ecc.) purché non italiane, … stiamo in sostanza chiudendoci sopra il sarcofago!! … La politica, l’attuale pseudo cultura e i media hanno in tutto questo la loro responsabilità…