Il titolo di questo post fa esplicito riferimento al fatto che dal febbraio scorso (2020) i Tg, i giornali e più in generale l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sono quasi esclusivamente focalizzati sulla cosiddetta “pandemia da Coronavirus”, come se tutto il resto non contasse.

Comprendo la particolare situazione che noi tutti viviamo e subiamo, così come la necessità di contenere la diffusione del virus e l’impegno per debellarlo, ma questa è una condizione da considerare momentanea anche se potrebbe durare ancora un anno e forse più, perché la domanda che mi faccio è: in che condizioni economiche e sociali ci troveremo terminata questa pandemia? Cosa si sta facendo per il post- pandemia, chiamiamola così?

Escludendo questa emergenza che avrà una fine, non vedo una reale attenzione su come far ripartire l’economia con azioni frutto di scelte concretamente valutate, condivise e programmate da attivare sin da ora per scongiurare il pericolo di un crollo dell’economia nazionale (chiusura di Aziende, perdita di posti di lavoro, ecc.). Osservo, usando le parole di Draghi, che ci si sta indebitando con un “debito negativo” che non produrrà in futuro ricchezza (Prodotto Interno Lordo PIL), come le spese per il reddito di cittadinanza, l’acquisto di monopattini e macchine elettriche e i vari bonus a fondo perduto limitati per qualche mese che non contribuiscono a risolvere le perdite subite delle Aziende e delle famiglie a causa del blocco delle attività e chi più ne ha più ne metta. Per contro non ho visto, utilizzando nuovamente le parole di Draghi, che lo Sato abbia contratto o intenda in futuro contrarre un “indebitamento positivo” in grado da

 

              

 

L'edifico del Mercato del pesce ad Ancona fu progettato dall’arch. Gaetano Minnuci presumibilmente nel 1932, la sua costruzione risale al dopo guerra, i lavori di costruzione ebbero inizio nel 1946 e si conclusero nel 1949. Un’eccellenza architettonica citata anche nel 1951 dalla rivista Sipario, caratterizzata da una facciata vetrata con brise soleil verticali e una interessantissima soluzione strutturale con telai in cemento armato ad arco che sostengono una copertura curva. Sconcertate che negli articoli, cataloghi e guide non si faccia menzione della data del progetto che credo sia la conseguenza di un atteggiamento di oscurantismo culturale che definirei come sinonimo di ignoranza.  Il progetto di questo edificio si inseriva in un processo di rinnovamento delle strutture portuali che vide la realizzazione nel Ventennio di altre importanti strutture, proseguito poi nel dopo guerra. Ultimamente è stato bandito un concorso per il restauro conservativo di questo edifico.

L’architetto Minnucci fu collaboratore di Piacentini e Libera e a lui si deve la progettazione e la realizzazione a Roma della prima palazzina dell’Eur (E42) e di altre importanti opere. Fu un eminente esponete del razionalismo italiano e assistente del prof Milani. Sempre a lui si deve la progettazione e la realizzazione ad Ancona della sede della RAI.

 

 

 

La casa littoria a Sturla (GE) progettata dall’arch. Luigi Carlo Daneri nel 1936 e completata nel 1938 ha tutti i caratteri dell’architettura razionalista (con struttura portante in cemento armato e pareti ti tamponamento portate) con un forte richiamo all’architettura di Le Corbusier. Può essere considerata, al pari di molti altri esempi più noti (ad esempio la Casa del Fascio di Terragni) una significativa testimonianza del vivace dibattito sull’architettura che animò tutto il Ventennio che vide contrapporsi i fautori del classicismo e del razionalismo a smentire chi negli anni successivi al dopo guerra, volle etichettare l’architettura di questo periodo semplicemente come “monumentale a testimoniare il potere centrale”. Niente di più falso. A differenza di altre nazioni come l’Unione Sovietica o la Germania, nel Ventennio non fu imposta un’architettura di “regime”, ma fu dato spazio al dibattito sull’architettura italiana agli esponenti delle diverse correnti di pensiero che ha portato alla realizzazione di edifici in differenti stili: razionalista, neoclassico e littorio. Lo testimoniano importanti opere architettoniche presenti in molte Città italiane. Senza citare quelle delle grandi Città come ad esempio Roma, o Firenze note ai più, anche nei piccoli centri si ha riscontro di esempi di architetture che testimoniano la presenza di differenti stili, come ad esempio a Macerata dove sono c’é l’ex GIL in stile razionalista, il palazzo degli Studi in stile neoclassico e il Mutilato in stile littorio.

Altro aspetto non trascurabile è l’innovazione tecnico -costruttiva che ha “sostenuto” indifferentemente tutti questi stili architettonici. L’innovazione tecnico  - costruttiva non fu appannaggio del solo stile razionalista, ma la si ritrova anche negli edifici neo classici  o littorio, ne è testimonianza anche il proliferare di innumerevoli brevetti italiani del periodo. Per fortuna già dalla seconda metà degli anni ottanta è venuto meno “quell’oscurantismo culturale” che animò l’Italia del dopo guerra e si iniziò a rivalutare quell’esperienza architettonica che ritengo sia stata una delle più  caratterizzanti per il nostro Paese dopo il rinascimento.

L’invenzione della stampa a caratteri mobili Guttemberg (1455) fu una vera e propria rivoluzione rendendo possibile la diffusione dei libri e anche se il primo libro stampato fu la Bibbia (meglio nota come la “Bibbia di Guttemberg”) il quasi contemporaneo schisma protestante, furono causa di forte preoccupazione per la Chiesa. Papa Innocenzo  VII (1487)   tentò di limitare la diffusione dei libri stampati inizialmente solo a Roma, ma nel 1517  la Chiesa introdusse la censura imponendo “l’Imprimatur”  su tutti i  libri stampati per avere pieno controllo sulla stampa e la diffusione dei libri. Sotto la stretta vigilanza della Santa Inquisizione potevano essere stampati, distribuiti e letti i libri che nel frontespizio avevano apposto l’imprimatur. La stampa o il semplice possesso di libri senza l’imprimatur comportava gravissime conseguenze, come la scomunica e l’accusa di eresia. Mentre all’epoca nel mondo cattolico era permessa la stampa della Bibbia in latino con l’imprimatur della Chiesa, nei Paesi protestanti si iniziò a stampare la Bibbia in tutte le lingue (volgare) che veniva introdotta clandestinamente nei Paesi Cattolici, ma queste Bibbie venivano spesso intercettate dalla Santa Inquisizione e bruciate. Il Papa Paolo IV preoccupato della diffusione, incaricò i Cardinali inquisitori di redigere l’indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum)  e furono bandite tutte le 61 edizioni della Bibbia all’ora in circolazione proibite e tradotte in volgare. L’indice dei “libri proibiti” fu tenuto aggiornato sino alla metà del XX^ secolo e fu sospeso solo nel 1966 dalla Congregazione per la Dottrina della fede. Per evitare che la Bibbia fosse letta da chiunque si stabilì anche che la lettura della Bibbia potesse essere fata solo da chi era autorizzato dalla Chiesa come i sacerdoti. In Italia la prima bibbia “cattolica” in lingua italiana fu pubblicata solamente nella metà del ‘700 ad opera di Antonio Martini.

Oggi “l’imprimatur” apposto sulla Bibbia sta sostanzialmente ad indicare che la Chiesa Cattolica ritiene corretta la traduzione.

La rivolta degli operai di Berlino Est facente parte dell’allora DDR (Repubblica Democratica Tedesca sotto il controllo Sovietico), fu la prima vera rivolta nei Paesi del cosiddetto “blocco comunista” dell’Est Europa, tre anni prima della più famosa rivolta ungherese del 1956.

Quella di Berlino Est fu una rivolta contro il Governo della Germania dell’Est (DDR) innescata dallo sciopero degli operai edili contro l’innalzamento del 10% delle “quote” di lavoro dell’industria nella Germania orientale e una riduzione dello stipendio nel caso la nuova “quota” di lavoro non fosse stata raggiunta. Oggi parlare di “quote di lavoro” appare ai più incomprensibile, ma nei Paesi del blocco comunista che avevano una economia statale centralizzata non di mercato, il Comitato Centrale del partito comunista programmava artificiosamente quanto e come si dovesse produrre su presupposti del tutto astratti e spesso avulsi dai reali bisogni, creando disequilibri tra beni prodotti e beni richiesti dalla popolazione a discapito anche della qualità della produzione stessa.

Gli operai all’inizio chiedevano di ripristinare le precedenti “quote di lavoro”, ma ben presto il 16 giugno 1953 la protesta si estese in diverse Città (alcune fonti riferiscono che la rivolta si estese a 500 città e villaggi) diventando politica chiedendo i manifestanti elezioni libere, più democrazia e la riunificazione della Germania.

Di conseguenza il presidente della DDR Walter Ulbricht chiese l’intervento delle forze armate dell’URSS per reprimere con la forza la rivolta che prontamente intervenne  con i propri carri armati provocando 125 morti tra i manifestanti.

Il 19 giugno 1953 a rivolta domata l’Unità, organo ufficiale del Partito Comunista Italiano approvò l’intervento delle forze armate dell’Unione Sovietica definendo la rivolta un complotto degli USA.

Bertold Brecht esponente della cosiddetta “intellighenzia” di sinistra comunista scrisse al Presidente della DDR Ulbricht  per congratularsi con lui,  rinnovando il suo appoggio per aver sedato la rivolta e elogiando le forze armate dell’URSS con questa motivazione: “… le forze armate russe non se la sono presa con gli operai, ma contro la marmaglia fascista e guerrafondaia composta da giovani diseredati di ogni risma che aveva invaso Berlino …”